Rabat: la Kasbah degli Oudaya sull'Atlantico
Capitale amministrativa del Marocco dal 1912, Rabat conserva un ritmo più tranquillo delle altre grandi città del regno, con una fortezza affacciata sull'oceano che precede di secoli il ruolo politico attuale della città.
Il centro si visita comodamente a piedi lungo la foce del fiume Bou Regreg.
Case bianche e blu, vicoli stretti che si aprono a sorpresa su terrazze affacciate sull'oceano: la giornata comincia dalla Kasbah degli Oudaya, fortezza del dodicesimo secolo alla foce del fiume, ancora abitata come un quartiere qualunque della città.
A breve distanza, sull'altra sponda del fiume, si scorge la Torre Hassan: nel 1195 il sultano Yacoub al-Mansour ne ordinò la costruzione perché superasse quella della Koutoubia di Marrakech, ma la sua morte la lasciò ferma a quarantaquattro metri, accanto al Mausoleo di Mohammed V dove riposano gli ultimi due re del Marocco.
Proseguendo verso l'interno della città si raggiunge Chellah, necropoli merinide del Trecento costruita sui resti della città romana di Sala Colonia: cicogne bianche nidificano oggi tra i suoi minareti in rovina, in un giardino quasi abbandonato a pochi passi dal centro amministrativo del paese.
A chiudere il percorso, non si entra nel Palazzo Reale, residenza ufficiale del sovrano, ma guardie in uniforme tradizionale presidiano la piazza d'ingresso, tappa fotografica quasi automatica per chi passa di lì.
Le cicogne di Chellah continuano a tornare ogni anno sugli stessi minareti in rovina, indifferenti al fatto che il potere reale si sia spostato altrove nella città molti secoli fa.
Il momento migliore per godersela è il tardo pomeriggio, quando le pareti bianche e blu della Kasbah si accendono di luce dorata e i pescatori rientrano alla foce del fiume con le barche cariche della giornata.
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