Djerba: sinagoghe e architettura berbera
Isola nel golfo di Gabès identificata da alcuni studiosi con l'antica terra dei Lotofagi citata da Omero, Djerba conserva una convivenza secolare tra comunità musulmane, ebraiche e berbere raramente vista altrove nel Nord Africa.
L'isola richiede un'auto o un taxi per collegare le diverse zone, distanti tra loro.
La giornata comincia alla sinagoga di El Ghriba, che secondo la tradizione locale risale a prima della distruzione del primo Tempio di Gerusalemme: è tra le più antiche del mondo e ogni anno, per Lag BaOmer, richiama pellegrini ebrei da tutto il pianeta.
Spostandosi verso il centro dell'isola si entra nel dedalo di vicoli bianchi di Houmt Souk, principale centro abitato di Djerba, dove l'architettura berbera locale fa da cornice al commercio quotidiano di ceramica, spugne marine e tessuti.
Nei villaggi intorno, muri spessi e minareti bassi a forma di torre di guardia caratterizzano le moschee fortificate dell'isola, che un tempo servivano anche da rifugio contro le incursioni piratesche dal mare.
Nel pomeriggio conviene raggiungere la costa orientale, dove sabbia fine e acque basse lungo chilometri quasi ininterrotti, tra cui Sidi Mahres, hanno alimentato lo sviluppo turistico dell'isola dagli anni Sessanta.
Nei laboratori di ceramica intorno a Houmt Souk i forni restano accesi tutto il giorno, e l'odore di argilla cotta si mescola a quello del mare non appena si esce dai vicoli verso la costa.
Le case tradizionali dell'isola, i menzel, si nascondono spesso dietro alte mura bianche in mezzo a uliveti e palmeti, secondo un modello abitativo che privilegia la riservatezza della famiglia sulla strada.
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